Scritto da Don Pierluigi Nicolardi Sabato 18 Aprile 2026

Introduzione Lo scenario geopolitico internazionale è sempre più segnato dal paradigma della complessità. La fine dei due conflitti mondiali e della guerra fredda, a seguito della caduta del Muro di Berlino (1989), la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU, 1945) e dell’Unione Europea (nel 1957, col Trattato di Roma, nasce la Comunità Economica Europea, CEE) sembravano aver inaugurato un nuovo ordine segnato da un lungo e stabile periodo di pace, almeno in Europa e nell’America Settentrionale. In realtà, già a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, ci si è trovati dinanzi ad uno spostamento del terreno di battaglia; il Vecchio Continente, infatti, a motivo della ritrovata stabilità geopolitica e della progressiva nascita di quella che poi sarà l’Unione Europea, non è più teatro di guerra, lo saranno invece altre aree, come l’Estremo e il Medio Oriente e l’intero continente africano.
Il secondo decennio del XXI secolo ha riportato, poi, la guerra nel cuore dell’Europa, in particolare nel teatro del conflitto russo-ucraino. In questo scenario, le grandi potenze Occidentali, nonostante non abbiano subito un attacco diretto nei vari conflitti armati che si sono consumati nel corso del XX secolo e di questo inizio di XXI secolo, sono state protagoniste dell’intervento militare nelle varie regioni del mondo. In questi giorni, il conflitto che si sta consumando in Medio Oriente, in particolare dopo l’attacco congiunto degli USA e di Israele a Iran e Libano e le relative provocazioni del presidente degli USA, Donald Trump, ai leader europei e, non ultimo a Papa Leone XIV, ha riaperto alcune importanti esigenze. Anzitutto, ridefinire e ricomprendere il cosiddetto concetto di “guerra giusta” e chiedersi se è ancora valido nel contesto contemporaneo; in seguito, recuperare e ricomprendere il concetto di pace. C’è poi un ulteriore aspetto; il vicepresidente USA, J.D. Vance, a commento delle parole di D. Trump su Leone XIV, ha affermato che il Vaticano deve «attenersi alle questioni morali». La pace – e di conseguenza la guerra – esula dalle questioni di cui devono occuparsi Magistero e teologia? O non forse i temi di guerra e pace sono anch’esse “questioni morali”? Nel presente testo si ricostruirà il percorso storico che ha contribuito a formulare il concetto di “guerra giusta”, a partire dai primi secoli dell’era cristiana per passare a s. Agostino, primo ad elaborare i criteri che identificano tale concetto, e s. Tommaso d’Aquino che, nella Summa Theologiae, ha dato sistematicità alla dottrina. In seguito, verrà esaminato brevemente lo sviluppo del tema nell’età medievale e nell’età moderna fino a giungere alla sua crisi concettuale nel corso del XX secolo. Verrà aperta, inoltre, una finestra anche sull’abbandono di tale concetto nel Magistero contemporaneo. In seguito, si passeranno in rassegna le motivazioni della crisi del concetto di “guerra giusta” e i suoi sviluppi in termini di etica della responsabilità. In ultima istanza, si aprirà la strada verso un’etica della pace.