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TRICASE E IL PATRONATO DI S. VITO MARTIRE

Scritto da SEGRETERIA Sabato 23 Maggio 2026

TRICASE E IL PATRONATO DI S. VITO MARTIRE

di Ercole Morciano*

La tradizione di affidare il patronato di un luogo o di una categoria di persone ad un santo è, nella Chiesa cattolica, antichissima e rimanda le sue origini alla cultura latina. Il termine patrono, uguale a quello di protettore, viene dal latino patronus ed ha radice nella parola pater. Nell’antica Roma il patronus era un cittadino agiato ed autorevole, un patricius - la radice linguistica è sempre la stessa - alla cui protezione si affidavano i poveri e gli ex-schiavi.

Per molti secoli i santi patroni dei luoghi, ovvero delle città, venivano scelti dalle chiese locali o dalle istituzioni civili indifferentemente, con il risultato che potevano ricevere il titolo di protettori anche santi non ufficialmente proclamati.

Fu il papa Urbano VIII (1623-1644), grande legislatore e riformatore anche riguardo al culto dei santi, a mettere ordine nelle procedure per la concessione del titolo di patrono. Con il Decretum super electione sanctorum in patronos del 1630, papa Barberini avocò a sé e ai suoi successori la facoltà di concedere il titolo di patronus loci, delegando la verifica dei requisiti alla Sacra Congregazione dei Riti. Da allora la Chiesa riconobbe solo i patroni ufficialmente istituiti, mentre quelli già esistenti - eccetto i casi relativi a “santi” non canonizzati - furono mantenuti perché considerati ab immemorabili.

Finora si è argomentato che s. Vito Martire sia stato patrono di Tricase a partire dalla fine del 1700, durante il parrocato dell’arciprete don Vincenzo Resci (1771-1807) che, miracolato, ne introdusse il culto. Egli nel 1787 dedicò a s. Vito l’altare nel transetto della chiesa madre e lo completò con  la tela dipinta l’anno precedente da Silvestro Pirelli; la statua lignea di s. Vito, di delicata fattura veneziana, fu offerta da Vincenzo Pisanelli  nel 1793 e nel suo artistico basamento riporta da data, il nome dell’offerente, nonché l’arme di famiglia[1].

Occorre tuttavia precisare che patrona di Tricase era ancora in quegli anni la Madonna Immacolata. Lo era sicuramente dal 1754, quando il medico Ludocivo Maroccia stese una relazione per i capitoli matrimoniali tra Beatrice Sersale e Giuseppe Domenico Gallone; lo stesso anno in cui la principessa di Tricase, Fulvia De Gaeta, donò alla chiesa madre la statua lignea dell’Immacolata «di eccezionale fattura…per l’annual processione» commissionata a Napoli[2]. «La protettrice del Paese è l’Immacolata», scrivono nella loro relazione i padri Vincenziani per una missione popolare a Tricase nel 1827[3]. Lo è ancora nel 1829, quando Giuseppe Pisanelli, ancora diciassettenne, viene nominato «Procuratore dell’Immacolata quale protettrice del Comune esistente nella propria Chiesa»[4] e nel 1894, come attesta Francesco Monastero[5] nella sua pubblicazione in memoria del «fu arciprete Summonte», suo zio.

Nelle delibere decurionali e poi consiliari del Comune di Tricase, per la nomina dei procuratori per la festa di s. Vito[6], a partire da 1860, il giovane martire viene indicato come «Protettore», pur in assenza dell’atto ufficiale di riconoscimento secondo le regole della Chiesa fissate da Urbano VIII[7]. Vi fu dunque un periodo, non breve, in cui a Tricase vi erano due patroni: l’Immacolata e s. Vito.

Per chiarire il mistero ci viene in aiuto la copia autentica dell’atto di nomina del nostro santo patrono[8] (ringrazio il prof. Mario Monaco per la traduzione),  trovato nel corso di una recente ricerca presso l’Archivio Storico Diocesano di Ugento, dov’è conservato.

Fu mons. Tommaso Stefanachi[9], arciprete di Tricase dal 1914 al 1957, ad avviare la procedura per l’elezione di s. Vito martire a patrono di Tricase. Nel 1916, il 29 marzo, in una lettera inviata al vescovo di Ugento, mons. Luigi Pugliese[10], scrisse tra l’altro: « La Commissione per la festa di S. Vito desidera che lo stesso Santo sia dichiarato Protettore del paese. Pregovi indicarmi ciò che occorre per la pratica, e la spesa approssimativa»[11].

Il vescovo Pugliese assecondò la richiesta dell’arciprete Stefanachi e, raccolti i documenti richiesti dalla procedura, li inviò alla S. Sede, presso la competente S. Congregazione dei Riti, con una sua lettera a sostegno dell’iniziativa diretta al Papa.

Poco più di cinque anni trascorsero tra la prima richiesta di don Tommaso Stefanachi e la solenne dichiarazione con la quale papa Benedetto XV[12] nominò s. Vito martire patrono di Tricase. I tempi della Chiesa sono relativamente lunghi: infatti, come si legge sull’atto pontificio, il Papa decise in virtù della relazione favorevole del Prefetto della Congregazione, cardinale Vico. Fu quindi necessaria l’istruzione della pratica da parte della Congregazione dei Riti per accertare la regolarità della richiesta, in conformità a quanto prescritto da Urbano VIII: che il patrono fosse annoverato tra i santi canonizzati dalla Chiesa cattolica e non tra i beati; che il culto al santo, nel luogo di cui doveva diventare patrono, fosse prestato ab immemorabili oppure, in alternativa, che vi fossero gli unanimi deliberati di “suffragio” del clero del municipio e del popolo.

L’atto di nomina ci informa di come sono andate le cose: accertato che il culto dei Tricasini a s. Vito   risaliva ab immemorabili, ovvero a molto tempo prima, come si ritiene abbia sostenuto il vescovo Pugliese per spianare la strada alla pratica, il papa Benedetto XV potette nominarlo patrono perché i requisiti erano regolari.

A conclusione di questa breve nota archivistica si può affermare che s. Vito è ufficialmente patrono di Tricase dal 13 aprile 1921 e non dalla fine del ‘700, come comunemente si credeva; la certezza viene dalla copia autentica del documento pontificio, copia che pur non possedendo l’estetica del diploma originale, è ugualmente importante ai fini storiografici perché mette la parola fine ad una questione che sembrava risolta, ma era ancora aperta. Ringrazio infine mons. Salvatore Palese, direttore dell’Archivio Storico della Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca per averne autorizzato la pubblicazione.

*Socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia.

 

 

 

 

 

 

 

Mons. Luigi Pugliese Vescovo di Ugento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Benedetto XV (Giacomo Dalla Chiesa)

 

Mons. Tommaso Stefanachi Parroco di Tricase

 

 

 

 

Archivio Storico Diocesano Ugento (ASDU), Fondo Curia, Tricase. Richiesta alla Curia Vescovile di Ugento del parroco di Tricase, don Tommaso Stefanachi, del 26 marzo 1916, per la pratica di riconoscimento di S. Vito Martire quale Patrono Principale di Tricase.

 

Copia del Decreto del S. Congregazione dei Riti del 15 aprile 1921, col quale si dichiara che S. Vito Martire “Patrono Principale” di Tricase. (Rec

 

 

ATTO DELLA S. CONGREGAZIONE DEI RI SU S. VITO MARTIRE PATRONO DI TRICASE

(TRADUZIONE)

 N. 7/921

Ugentina

I fedeli abitanti di Tricase, nella Diocesi di Ugento, da tempo immemorabile venerano San Vito Martire con tale attaccamento all’antica devozione che vollero eleggerlo, con voto unanime, quale Patrono principale del Clero, del Municipio e del Popolo.   Fatta regolarmente l’elezione, implorarono con umilissime preghiere il  Nostro SS.mo Signore, Papa Benedetto XV, affinché si degnasse di confermare  e costituire S. Vito  quale patrono eletto  di Tricase. Sua Santità, in seguito, su relazione del sottoscritto Cardinale Prefetto della S. Congregazione dei Riti, attento specialmente alla pregiata [officio] lettera di raccomandazione [approvazione]del Rev.mo Signor Vescovo di Ugento, con la Sua suprema autorità proclamò e costituì San Vito Martire Patrono principale della località di Tricase con tutti i privilegi, gli onori e gli attributi che spettano di diritto ai Patroni delle località. Che nessuno si opponga.

13 aprile 1921                                                                                      + A. Card. Vico, Vescovo di Porto, Prefetto

                                                                                                                   Alessandro Verde Segretario S.R.C.

Abbiamo visto e riconosciuto

Ugento giorno 2 giugno 1921

+ Luigi Vescovo = vi è il sigillo episcopale

Concorda col suo originale

Dalla Curia Episcopale di Ugento giorno 3 giugno 1921

Il Cancelliere

Felice [Canonico] Cantore Maritati

 

 

ASDU, Fondo Vescovi, Carte Pugliese, X, 13.

Traduzione a cura del prof. Mario Monaco

 

ASDU, Fondo Curia, Tricase, Copia autentica del Decreto.

 

 

[1] Cfr. G. Pisanelli, Notizie su uomini, cose ed immagini di Tricase, Ed. del Grifo, Lecce 1990, p. 1;Tricase. Ricordi e Documenti, Torgraf, Galatina 1994, pp. 23-25; 28-29; F. Accogli, San Vito Martire. Storia e tradizioni popolari a Tricase e nel Salento, Torgraf, Galatina 1998, pp. 190-210;  I Santi Patroni e le chiese parrocchiali della diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca, Ed. dell’Iride, Tricase 2012, p. 201.

 

[2] Cfr. M. Cazzato, Un monumento cancellato: La seconda matrice di Tricase tra XVII e XVIII secolo, in S. Palese-M. Barba ( a cura di), La seconda chiesa matrice di Tricase nel Sei-Settecento, Congedo editore, Galatina 2001, p. 47.

 

[3] Cfr. Libro in cui si notano Le Missioni fatte dalla Casa della Cong[regazio]ne d[e]lla Miss[io]ne di Lecce, Manoscritto giacente presso la Casa Provinciale dei Vincenziani di Napoli, p. 401.

[4]  Archivio Storico Comune di Tricase (ASCT), Conclusioni Decurionali 1829. È il primo incarico pubblico di Giuseppe Pisanelli, «ottimo italiano»,  per l’unità d’Italia soffrirà l’esilio e contribuirà, col suo sapere giuridico e la sua azione politica, alla grandezza della Patria: sull’episodio, cfr. il mio Tricasini, Ed. dell’Iride, Tricase 2005, pp. 145-150; sulla vita, cfr. l’ottima biografia di A. Scarascia, Giuseppe Pisanelli, ottimo italiano, Ed. dell’Iride, Tricase 1912.

 

[5] F. Monastero Summonte, Un canto sulla Marina della Serra ed un breve cenno monografico di Tricase. Ricordo ai gentili Tricasini, Tipografia del Popolo, Maglie 1894.

 

[6] F. Accogli, San Vito Martire, cit. pp. 109-120; l’A. riporta anche interessanti articoli d’epoca riguardanti la festa patronale.

 

[7] Il decreto di Urbano VIII è restato in vigore fino 1973, anno in cui Paolo VI promulgò le Normae de patronis constituendis che hanno reso più semplice la procedura di elezione.

 

[8] Archivio Storico Diocesano di Ugento (ASDU), Fondo Vescovi, Carte Pugliese, X, 13.

 

[9] Nato a Castrignano del Capo il 31 marzo 1875, studiò nei seminari di Ugento e di Lecce; fu ordinato prete il 23 settembre 1899.  Insegnò filosofia e diritto canonico presso il seminario vescovile di Ugento; parroco di Tricase dal 1914, vi rimase fino al 31 agosto 1957. Sacerdote colto, si distinse per la probità di vita e la povertà personale. Prelato domestico di S.S. nel 1949, vicario foraneo di Tricase, famoso predicatore, morì a Castrignano del Capo il 19 novembre 1957. Per altre notizie biografiche e per la bibliografia: S. Palese-E. Morciano, Preti del Novecento nel Mezzogiorno d’Italia. Repertorio biografico del clero della diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca, Congedo editore, Galatina 2013,  pp. 45, 132-133, 248-249.

 

[10]  Nato a Cerignola (Foggia) il 26 dicembre 1850, fu vescovo di Ugento dal 1896 al 1923. Curò la rinascita del seminario vescovile e fu sensibile alla dottrina sociale della Chiesa conforme agli insegnamenti di Leone XIII. Nel 1919 istituì la parrocchia di Tricase-Porto. Per il suo episcopato e per la bibliografia: S. Palese-E. Morciano, Preti del Novecento nel Mezzogiorno d’Italia, cit., pp.15, 18, 105,107.

 

[11]ASDU, Fondo Vescovi, Carte Pugliese, XI, 20, c. 18 v.

 

[12] Papa dal 1914 al 1922. Giacomo Della Chiesa nacque a Genova nel 1854. Diplomatico, arcivescovo di Bologna nel 1907.  Si impegnò a rafforzare il prestigio internazionale della S. Sede, ma rimasero inascoltati i suoi accorati appelli per la pace durante la prima guerra mondiale. Curò in particolare l’autonomia delle chiese missionarie sostenendo la nascita del clero indigeno; promulgò nel 1917 il Codice di Diritto Canonico; consentì nel 1919 la nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo; favorì l’avvio degli incontri per avviare a soluzione la Questione Romana.